Destra sardomaso, la sinistra
vince divisa

Sardomaso. Questa volta il centrodestra è riuscito a essere più autolesionista degli avversari che vantano in materia un curriculum di tutto rispetto. La vera notizia delle elezioni regionali in Sardegna, infatti, è che la vittoria di Alessandra Todde, esponente dei Cinque Stelle sostenuta anche dal Pd, sia avvenuta nonostante la presenza di quello che si potrebbe definire il “Terzo Soru”, cioè la coalizione che ha candidato l’ex presidente composta anche da calendiani e renziani oltre che da liste sinistroidi.

Ma dall’altra parte si è riusciti a fare di peggio. Prima Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono scannati sul candidato. La prima voleva e ha ottenuto Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari (dove ha stravinto Todde), il secondo l’uscente Christian Solinas. E tutto fa pensare che dietro il ko dell’alleanza di governo ci siano stati gli strascichi di questo scontro al calor bianco. Basta vedere i dati: dove Todde è andata bene, anche Soru (che in teoria pescava nello stesso elettorato) ha ottenuto risultati migliori rispetto alle zone che hanno premiato Truzzu. Gatta ci ha perciò covato attraverso il voto disgiunto. Non a caso il candidato del centrodestra ha avuto meno consensi delle liste che lo sostenevano mentre al fondatore di Tiscali è successo l’esatto contrario. Comunque sia la vera perdente di questa elezione, al di là dell’assunzione di responsabilità da parte del candidato di centrodestra, è stata Meloni. Sia per aver imposto il nome sbagliato, sia perché in tutta la campagna elettorale la sua immagine è apparsa nei manifesti. Va detto che non è la prima volta che l’attuale premier non azzecca il nome giusto. Era successo anche a Roma con Enrico Michetti. E forse sarebbe il caso di fare una riflessione sul personale politico di cui dispone Fratelli d’Italia.

Si potrebbe dire che Salvini invece ha vinto per la sconfitta di Truzzu candidato che non voleva. Ma mai come in questo caso si potrebbe parlare di vittoria di Pirro, perché il risultato della Lega, quasi doppiata da Forza Italia e asfaltata da FdI, rischia di riverberarsi sulle europee e costare la poltrona di segretario al Capitano, detronizzato dai suoi colonnelli (Zaia e Fedriga), nonostante il generale (Vannacci) che dovrebbe correre per il Carroccio. Chi potrebbe cantare vittoria nella sconfitta è Antonio Tajani. I forzisti hanno ottenuto un buon risultato e attualmente sono il partito più affidabile della coalizione.E a proposito degli azzurri, l’ennesima debacle del terzo polo che, come ha sottolineato Marco Travaglio, questa volta è stato tale perché correvano solo in tre, dimostra che lo spazio al centro è già occupato proprio dal movimento fondato da Berlusconi con la sua politica moderata. Anche qui urge rivedere le strategie.

Dall’altra parte, ovviamente, esultano Antonio Conte e soprattutto la segretaria Dem, Elly Schlein che con questo risultato può considerarsi più salda al posto di comando del partito. Poi staremo a vedere come andrà nelle prossime elezioni perché i successi si dimenticano in fretta quando arrivano le sconfitte. Chiaro che il voto sardo ha ribadito che l’unica alternativa al centrodestra è il campo largo, con tutti i mal di pancia che ne conseguono, sia in casa Pd, ma in maniera minore, anche tra i Cinque Stelle. Dentro il Nazareno c’è già chi paventa il rischio di dover far strada un Conte ter per palazzo Chigi alle prossime politiche che, anche dopo il voto nell’isola dei Quattro Mori e viste le lacerazioni nel centrodestra, potrebbero arrivare prima di quattro anni. Adesso però altro giro, altra giostra. Quella dell’Abruzzo, dove l’alleanza di governo appare stra favorita. Dovesse andare male anche lì sarebbero davvero dolori.

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